martedì, 27 novembre 2007

UNA SVOLTA STORICA


La notizia è di quelle da svolta storica.
Ian Wilmut il papà della pecora Dolly, quello che aveva lanciato nel mondo la tecnica della clonazione terapeutica finalizzata a clonare individui per poterne estrarre cellule per curare, ha dichiarato al Daily Telegraph che lui non avrebbe più utilizzato la tecnica che lui stesso aveva promosso nel mondo, dopo dieci anni. Lo ha dichiarato perché ne esiste un’altra più promettente, senza problemi etici.
Dopo due giorni ben due lavori distinti, uno di un gruppo di giapponesi e uno di un gruppo di americani, ha dimostrato che Wilmut aveva anticipato dati consistenti, robusti, dati che determinano una svolta storica nella storia della scienza. Sono stati presentati due lavori nei quali questi due gruppi di ricerca, in maniera indipendente, sono riusciti a partire da cellule della pelle, estraendo cellule molto simili a quelle staminali embrionali umane. Cisono riusciti ringiovanendo queste cellule della pelle, diciamo così, aggiungendo alcuni geni. C’è da dire che il gruppo giapponese ha sempre e solo lavorato con cellule animali, di topo, senza toccare gli embrioni umani. Quindi questo tipo di ricerca era possibile e raggiungibile anche da chi non avesse mai lavorato con embrioni umani.
La svolta è storica perché la maggior promessa delle cellule staminali embrionali è la medicina riparativa o rigenerativa. Cioè, poiché le cellule staminali embrionali possono diventare qualsiasi tipo di tessuto, l’idea di alcuni ricercatori era di utilizzarle per sostituire tessuti danneggiati da malattie. Per esempio, se io ho cellule staminali embrionali e prendo l’Alzheimer, e l'Alzheimer distrugge neuroni, dalle cellule staminali embrionali posso costruire dei neuroni nuovi che vanno a sostituire quelli danneggiati. Per fare questo c’è bisogno però che le cellule che vado a trapiantare abbiano il mio stesso patrimonio genetico, altrimenti vengono rigettate dall’organismo. Quindi la clonazione cosiddetta terapeutica serviva per ricavare cellule col patrimonio genetico compatibili con il paziente.
In questi anni si sono distrutti tanti embrioni umani per capire come funzionavano, e si é cercato di clonare embrioni umani, quindi farne di nuovi, identici a quelli delle persone che si dovevano curare.
In realtà la clonazione si è rivelata un fallimento; infatti non è mai riuscita nell’uomo. Mai. E negli animali ha una resa non superiore al 2%: anche questo dunque un fallimento.
Con queste nuove scoperte potrebbe essere possibile fin da subito eliminare qualsiasi tipo di ricerca sugli embrioni umani, come ha proposto Eugenia Roccella su Avvenire.

E’ possibile infatti fin d’ora che i ricercatori già impegnati in questo tipo di ricerca continuino a farla utilizzando le linee cellulari già esistenti, senza distruggere altri embrioni. E intanto tutti gli sforzi andrebbero fatti per continuare, portare a termine e proporre dei protocolli ripetibili, per offrire delle modalità ben chiare per questi nuovi esperimenti. Insomma tutte le ricerche dovrebbero perfezionare questi esperimenti appena pubblicati, in modo che fra qualche anno sia possibile generare tutte le cellule staminali embrionali che vogliamo, col patrimonio genetico di tutti, a partire dalla pelle di ciascuno, senza più toccare embrioni umani.
Speriamo di farcela!

Assuntina Morresi

NATANAELE – socio di SamizdatOnLine

Argomenti correlati:
Il testo su Radioformigoni
Il papà di Dolly fa marcia indietro: la clonazione non serve alla scienza

postato da: vinoemirra alle ore 11:41 | link | commenti (3)
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Atto secondo (me)








Personaggi (in ordine di apparizione)

 

Op: operatore di pulizia. Gino. Casacca azzurra, pantaloni di tela azzurri.

Lui: Lui sulla sessantina, magro magro, in testa una coppola d’altri tempi.

Lei: venti, venticinque anni. Casual, non fosse che il cappotto è palesemente nuovo.

IP: infermiere professionale del reparto. Casacca e pantaloni verde smeraldo. Giovane. Sulla casacca targhetta identificativa con nome, cognome, qualifica, foto formato tessera. Si chiama Bendinelli Stefano. Il medico lo chiama Stefano. Davanti ai pazienti gli dà del lei.

Dott: 40 anni, alto, ieratico. Occhiali alla moda, fonendoscopio a tracolla sul camice, pulito. Sul bavero del camice targhetta identificativa con nome, cognome, qualifica, foto formato tessera. L’IP lo chiama Gian, in confidenza, ma davanti ai pazienti lo chiama dottor Venturi.

 

Interno giorno. Oggi.

Corridoio di ospedale anonimo. La porta chiusa di un reparto di chirurgia generale.

Arredamento inesistente. Una bacheca con poster di congressi scientifici.

All’apertura delle tende è in scena un solerte operatore di pulizia.

Sta pulendo il pavimento del corridoio con una ramazza.

Due persone giungono trafelate, le sciarpe penzoloni, gli ombrelli gocciolanti di pioggia.

 

Op: Buongiorno, signori. Per favore, fate attenzione, il pavimento è bagnato, rischiate di scivolare e farvi male.

Lui: Ci scusi, ha ragione, ma sa… ci hanno convocato d’urgenza…

Op: capisco. Guardate, lì c’è il videocitofono, potete suonare.

Lui: Grazie (si avvicina al citofono e suona. Quasi subito risponde una voce gentile)

Voce: desidera?

Lei: Il dottor Venturi ci ha convocati per comunicazioni urgenti sulla salute di mia mamma, la signora Ferrei Luigina.

Voce: Sì, il dottore vi sta aspettando. Entrate, prego.

(un clic metallico apre la porta e i due varcano la soglia del reparto. Ad attenderli, il dottor Venturi e l'IP Bendinelli).

Dott: Buongiorno, signori (gli porge la mano per le strette di rito)

Sono in dottor Gianluca Venturi, sono il medico di guardia. Lui (indica l’infermiere) è il mio collaboratore, l’infermiere professionale Stefano Bendinelli, che si occupava direttamente dell’assistenza alla signora Luigina.

(L’IP saluta e stringe la mano dei due).

Posso sapere con chi sto parlando?

Lui: Io sono Bollani Giuseppe, marito della signora Ferrei.

Lei: E io sono la figlia, può chiamarmi Caterina. Come stà la mamma, dottore?

Dott: Venite, forse è meglio che ci accomodiamo di qua.

(indica la porta di una stanza del reparto. Entrano. Non c’è nulla dentro che ricordi un ospedale. L’arredamento sembra proprio domestico, una piccola cucina, si direbbe. Una tavola rotonda, alcune sedie. Al muro qualche quadro moderno.)

IP: Prego, accomodatevi. Magari prendo un bicchier d’acqua. O preferite un caffè?

Lei: Grazie. L’acqua va bene.

Dott: Allora, signori, la situazione è questa.

Stamattina presto la mamma si è sentita male. Dolore fortissimo al petto e al braccio sinistro, Il polso batteva veloce, la pressione del sangue era bassa. L'infermiere professionale mi ha subito avvertito e abbiamo effettuato alcuni accertamenti. Un elettrocardiogramma ci ha fatto sospettare che si trattasse di un infarto al cuore. Il cardiologo l’ha visitata immediatamente e l’abbiamo trasferita in Unità Coronarica, che è l’ambiente giusto per gestire questi problemi. A quel punto io vi ho chiamato per informarvi che la situazione stava aggravandosi.

Purtroppo però la situazione si è ulteriormente aggravata, il cuore della mamma si è fermato, il rianimatore ha fatto tutto il possibile per tentare di salvarle la vita, ma non c’è stato nulla da fare.

IP: Posso assicurarvi che la signora non ha sofferto. Ha perso coscienza quasi subito.

Dott: mi duole comunicarvi che la signora Ferrei Luigina è morta mezz’ora fa, a causa di un infarto acuto di cuore.

Lui: No! Luigina! (scoppia in lacrime. La figlia lo abbraccia).

Lei: Papà, papà.

Medico e infermiere assistono in silenzio allo sfogo dei familiari.

Poi la figlia si stacca e abbraccia il medico, che non se lo aspettava, e l’infermiere. Al dottore scappa una lacrima, all’infermiere, due.

Lei: Grazie, Grazie. So che era assistita al meglio.

Lui: Ma io.. lo sapevo… non era la prima volta… Se lo avessi detto prima…

Dott: no, guardi, non si dia colpe che non ha. Non cominci nessuna frase con il “se”, almeno per oggi. Questi eventi sono spesso improvvisi e assolutamente imprevedibili. In qualche caso anche gravissimi, e mortali, come per la signora Luigina. Nessuno poteva prevedere.

IP: Volete bere un bicchier d’acqua? Magari qualche goccia di sedativo?

Lei: Papà, forse è meglio che prendi qualche goccia, l’emozione può giocare brutti scherzi anche a te.

(gli porge il bicchiere consegnatole dall’infermiere. Lui beve senza discutere)

IP: Avete bisogno di chiamare qualcuno? Lì c’è un telefono. Noi magari aspettiamo fuori. Prendetevi tutto il tempo che vi serve.

Lui: Posso vederla? Dov’è adesso?

Dott: Certo, potete stare con lei quanto desiderate. Rimarrà ancora qui in reparto altre due ore, poi verrà trasferita in cella salme. Stefano vi mostrerà dove andare.

Lei: Dottore, se volessi parlare con lei?

Dott: può telefonare in reparto, a questo numero (gli porge un biglietto). Sono quasi sempre lì. Altrimenti chiami il secondo numero, è la segreteria. Lasci un recapito, la richiamerò io stesso al più presto.

postato da: vinoemirra alle ore 09:51 | link | commenti (4)
categorie: satira, medicina
domenica, 25 novembre 2007

Atto unico. (O no?)





Inutile premettere che quanto segue è frutto di fantasia. Nomi e situazioni sono arbitrari.

Personaggi (in ordine di apparizione)

Op: operatore di pulizia. Gino. Casacca azzurra, pantaloni di tela azzurri.

Lui: Lui sulla sessantina, magro magro, in testa una coppola d’altri tempi.

Lei: venti, venticinque anni. Casual, non fosse che il cappotto è palesemente nuovo.

IP: infermiere professionale del reparto. Casacca e pantaloni verde smeraldo. Giovane. Il medico lo chiama Ste’, cioè Stefano.

Dott: 40 anni, alto, ieratico. Occhiali alla moda, fonendoscopio a tracolla sul camice, non proprio bianco immacolato. Nessuna targhetta identificativa. L’IP lo chiama Gian, che sta per Gianluca, o, forse, Giancarlo, non si ricorda più.

Segr: segretaria, giovane, capelli lunghi. Mani eccessivamente ingioiellate. Stivali alti. Tacchi rumorosi.

Spec: Giovane dottoressa specializzanda, 28-30anni. Carina. Taschino del camice gonfio di penne. Un girocollo scende a indicare generosa scollatura.


Interno giorno. Oggi.
Corridoio di ospedale anonimo.
La porta chiusa di un reparto di chirurgia generale.
Arredamento inesistente. Una bacheca con poster di congressi scientifici.
All’apertura delle tende è in scena un operatore di pulizia piuttosto svogliato.
Sta pulendo il pavimento del corridoio con una ramazza.

Due persone giungono trafelate, le sciarpe penzoloni, gli ombrelli gocciolanti di pioggia.

 

Op: - Per favore! C’è bagnato! Non vedete che sto pulendo?

Lui: - Ci scusi, ci scusi (riprende fiato). Sa, ci hanno chiamato…

Op (interrompendolo): - State fermi! Sto pulendo! Non vedete che c’è bagnato?

Lei: Ma noi… ci hanno chiamato dal reparto… ma la porta è chiusa e nessuno risponde al campanello… neanche dall’altra entrata…

Op (alzando la voce per farli star fermi): Eddai!  Sto pulendo, quante volte ve lo devo dire?

Lui: Ci scusi, ecco, ci mettiamo qui (si spostano invadendo ulteriormente lo spazio già pulito con sguardo di disgusto dell’operatore). Ma ci hanno chiamato per dirci di venire subito… sa, mia moglie è ricoverata qui, Ferrei Luigina, la conosce? Lei sa qualcosa? Ci può dire come sta?

Op: Ma io non so niente! Mica sono un medico, non vedete? … Fermi lì, eh?

Lei: Non … potrebbe… per cortesia… chiamare qualcuno? Non sappiamo come fare… non ci risponde nessuno…

Op: Chiaro! C’è “il giro” a quest’ora! Tutti a scodinzolare dietro al professore, altrimenti… Va bèh, va bèh, chiamo io! Voi state qui, neh?

(Si gira e fa qualche passo verso il reparto, poi si volge).

Com’è che avete detto che si chiama? Ferrari… Gina?

Lei: Ferrei! Ferrei Luigina! La mamma è ricoverata qui per un intervento al colon…

Op (scocciato): Ferrei, Ferrari, operata al collo… D’accordo, ci penso io. (Si allontana).

Lei: Al colon…! Grazie, grazie!

(abracciando l’uomo): Papà! Speriamo che non sia successo niente alla mamma!

Lui (ricambiando l’abbraccio): Ma no! Stai tranquilla! Adesso vediamo il dottore e ci spiega tutto, vedrai che non è niente! Certo che la signora al telefono ha detto che è urgente… speriamo bene!

Torna l’operatore, accompagnato da un personaggio in casacca e pantaloni verdi, che giocherella con un laccio emostatico, avvolgendolo intorno al dito indice in senso orario prima e antiorario poi.

IP: Dove sono, sono loro?

Op: Sì, quelli lì in corridoio… falli venire qui, eh?

IP: Signori…

Lui e lei: Dottore! Ci hanno chiamato dal reparto per comunicazioni urgenti…

IP: No, guardate, io non sono il dottore, sono un infermiere. Il dottore sta facendo il giro.
(prosegue a giocherellare con il laccio emostatico)

Lei: Ci hanno chiamato per comunicazioni urgenti sulla salute della mamma!

Ferrei Luigina, si chiama. Può dirci qualcosa? Siamo così preoccupati…

IP (sempre giocherellando): Ferrei, ha detto? 15, 16, 17, … … il 19! Ah, il 19… ha detto… (smette il gioco) Senta, forse è meglio se parla con il dottore, eh?

Lui: Grazie! Grazie! Il dottore! Lo chiama lei, per favore? Grazie, grazie (vuole stringere la mano dell’infermiere, che si ritrae).

IP: Sì, adesso vedo di chiamarlo. Accomodatevi, intanto… ah, già… chi ha preso le sedie che erano qui nel corridoio? … Vabbè, vedo di fare presto (rientra in reparto).

Op (ricomincia a ramazzare): ok, ok, ripasso, ripasso! Però poi basta eh?
Mica mi pagano doppio se pulisco due volte, a me… mica mi pagano doppio.

Torna l’infermiere con il medico, camice bianco su casacca verde, fonendoscopio al collo.

IP: ecco, Gian! Sono quelli!

Dott: I signori…

Lui: Dottore! Meno male! Siamo i Ferrei! Ci hanno chiamato mezz’ora fa. Ho lasciato l’ufficio e sono venuto subito con mia figlia! Non è successo niente, vero?

Dott: Calma, calma!

(rivolgendosi all’infermiere): Senti, ma… di chi parliamo?

Inf: Ferrei Luigina! Quella del colon!

Dott: del colon?                                       

IP: il 19… il colon del 19…

Dott: ah! Quel! Colon…

(Rivolto ai parenti, visibilmente imbarazzato)

Ecco, la signora Luigia, cioè, Luigina… ecco… come dire… non è qui, ecco.

Lui: Come, dottore, era qui ieri, è stata trasferita?

Dott: Ecco, in un certo senso…

Lei: ci sono state complicazioni, dottore? La mamma è stata mandata in altro reparto? In rianimazione?

Dott: Vede, c’era poco da rianimare…

Lui: Dottore! Dov’è ora mia moglie, è stata trasferita al piano di sopra?

Dott: Al piano di sopra… (rivolgendosi all’infermiere) Certo che si potrebbe dire anche così, no, Ste?

Entra una signorina con un block notes in mano e interrompe la conversazione senza indugio

Segr: Ma Gian! Dove sei? E’ mezz’ora che ti cerco con il cicalino! Non hai visto il numero della segreteria?

Dott: Ah, già… il cicalino… Dove l’ho messo? (fruga nelle tasche di camice e casacca, senza trovare nulla, tranne una cuffia e una mascherina sgualcite). Vabbè, ‘nsomma… cosa c’è?

Segr: C’è che il signor Possenti, quello dell’ernia di domani, non risponde al telefono. Che faccio, lo sostituisco con la tiroide di mercoledì o con quello della colecisti?

Dott: Anche questa ci voleva. Per una volta che ho una libera professione… Beh, insomma, Clara, pensaci tu, no? Il primo che risponde va bene, dai..

La segretaria si allontana con fragore di tacchi.

Lei (rivolta all’infermiere): Dottore, possiamo vederla, la mamma, dico, per metterci tranquilli; sa, siamo preoccupatissimi…

IP (scuotendo la testa): No, vederla no… è escluso... però tranquilli potete stare tranquilli, dov’è andata sta bene, adesso…

Lui: Cosa vuol dire, dottore? Dov’è mia moglie? Perché non posso vederla?

Dott: Sua moglie è in cielo…

Lui (interrompendolo): come… in cielo? Non vorrà mica dire che è…

Il medico fa un cenno di assenso, allargando le braccia.
I parenti scoppiano in lacrime, la figlia sostiene il padre che sembra sul punto di svenire.

Lui (tra le lacrime): Oddiomio! Come è successo, non è possibile, era andato tutto bene…

Dott: Ah, guardi, abbiamo avuto delle complicazioni cardiache, stamattina in reparto, due insieme!
Ah, ma abbiamo fatto di tutto, sa? Elettrolitiche, colloidi, emoderivati…

Inf: Anche lo Swan Ganz, abbiamo messo! E io sono andato di persona a prendere il contropulsatore, quello nuovo! Eh no che non mi fido di quello vecchio! Ma purtroppo, quando sono arrivato, non c’era più nulla da fare…

Arriva una giovane dottoressa in camice con un grande poster bianco in mano. Si mette tra medico e parenti e srotola il poster.

Spec: Allora, professore, va bene così? Il poster del congresso di sabato prossimo?

Dott (concedendo una rapida occhiata al poster e una, più circostanziata, alla scollatura della dottoressa): Vediamo… “Recenti acquisizioni… bla bla bla…” Interverranno… Questo c’è , questo c’è…” Va bene, dai, può andare. Semmai metti in grassetto il nome dello sponsor, quelli ci tengono… e li capisco pure… la grana è la loro!

Spec: Ok, professore, lo faccio subito e lo mando in stampa. 100 copie, come d’accordo. Poi ci penso io a attaccarlo nelle bacheche dei diversi reparti, non si preoccupi!

Dott: Silvia, non so come farei senza di te!

Spec: (andandosene, spalle al dottore per non farsi sentire). Lo so io! No perché è la terza volta che lo sistemo, il poster del congresso. Se lo sapevo prima facevo la segretaria, mica la specializzanda!

Lui: Ma dottore… com’è successo? Mia moglie mi diceva ieri mattina che si sentiva un peso qui… (indica il torace a mano aperta); dovevo dirvelo? Lo sapevo che dovevo dirvelo…

Dott: ah, certo, prima si interveniva e meglio era, si sa che il tempo è prezioso in questi casi… Comunque ormai…

Lei: Dottore, ci dica, possiamo vederla adesso?

Dott: ah no… adesso no, è in cella salme. Magari fra qualche ora…

Lei: Dove dobbiamo andare, dottore?

Dott: Giù. Uscite, prendete a destra, poi ancora a destra per il vialetto, passate il cancello, il porticato a destra, … no, a sinistra, il porticato a sinistra, e lì... chiedete.
Anzi, sapete cosa facciamo? Vi faccio accompagnare, così è più facile.
Gino! (chiama l’operatore delle pulizie)

Op: che c’è adesso?

Dott: Li porti tu in cella salme?

Op: Va bene, va bene, facciamo anche questa. Tanto qui è inutile pulire, c’è un via vai…

 

postato da: vinoemirra alle ore 13:57 | link | commenti (7)
categorie: satira, medicina
venerdì, 23 novembre 2007

Senza cuore







Pz di 77aa, 80 kg, 176cm.

Non ricorda i CEI.

Familiarità per CAD.

Padre deceduto a 76aa per ACC.

Madre deceduta a 78aa per IC.

Due fratelli riferiti in ABS.

Sviluppo psicofisico nella norma.

Alvo e diuresi regolari. Dieta per NIDDM.

Nega fumo, asma, IT, allergie. Non COPD.

In terapia con ASA, ACEi.

1945: ricovero per BPN di NDD, no documentazione.

1990: primi sintomi di SCA

1991: STEMI ant-lat, ricovero in UCIC all’O.C.M.

Eseguita PCI primaria urgente senza successo.

FE: 33%, LVEDP: 15 mmHg.

TSA non patologici, stenosi 75% TCCS, 60% CDX.

Indicazione a CABG 3 (AMI SX-DA; AO-MO; AO-DX).

Nel PO, regolare degenza in TIPO e in reparto CCH.

Dimissione in 5° PO per URC.

Nov 2007: ricomparsa sintomi SCA.

Nuovo ricovero in UCIC per NSTEMI post, CPK-MB 64, Trop 11.

Nuova CGF che mostra pervietà BAC su DA.

Chiusi gli altri graft.

Durante l’indagine CGF comparsa di FA trattata con CVEL efficacemente.

Si presenta alla nostra osservazione per le cure del caso.

postato da: vinoemirra alle ore 13:46 | link | commenti (7)
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mercoledì, 14 novembre 2007

La cicala e la formica



Ricevuta via mail, incollata qui perchè mi ha fatto sorridere, e ne avevo bisogno.




VERSIONE CLASSICA
 
La  formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa ed accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con  quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno, e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate, mentre la cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.
 

VERSIONE AGGIORNATA AL  2007

 
La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa  e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con  quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate. Poi giunge l'inverno, e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate.
La cicala, tremante dal freddo, organizza una conferenza stampa e pone la Questione del perché la formica abbia il diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri meno fortunati muoiono di freddo e fame.

Santoro la ospita nel suo programma e da' la colpa a Berlusconi.

Il portavoce di Rifondazione Comunista parla di una grave ingiustizia sociale.

Rai 3 organizza delle trasmissioni in diretta che mostrano la  cicala tremante dal freddo, nonché degli spezzoni della formica al caldo nella sua confortevole casa con l'abbondante tavola piena di ogni  ben di Dio.

I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un paese  così ricco, si lasci soffrire la povera cicala mentre altri vivono nell'abbondanza.

I sindacati manifestano davanti alla casa della formica in solidarietà alla cicala, mentre i giornalisti di sinistra organizzano delle interviste domandando perché la formica sia divenuta  così ricca sulle spalle della cicala ed interpellano il governo perché aumenti le tasse della formica affinché essa paghi la sua giusta  parte.

Alla pacifica manifestazione partecipano anche i centri sociali che bruciano alcuni alberi del bosco e le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.

In linea con i sondaggi, il governo Prodi redige una legge per l'eguaglianza economica ed una (retroattiva all'estate precedente) anti discriminatoria. Visco e  D'Alema affermano che giustizia è fatta. Mastella chiede una legge speciale per le cicale del sud. Di Pietro chiede l'apertura di una inchiesta su Berlusconi.

Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa per non aver occupato la cicala come apprendista; la casa della formica è sequestrata dal fisco perché non  ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la formica lascia il paese e  si trasferisce in Liechtestein.

La televisione prepara un reportage sulla cicala che ora, ben in carne, sta terminando le provviste lasciate dalla formica nonostante la primavera sia ancora lontana.

L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse della cicala, del governo e dei sindacati. Sono avviate delle rimostranze nei confronti del governo per la mancanza di assistenza sociale. Viene creata una commissione apposita con un costo di 10 milioni di euro.

La commissione tarda ad insediarsi per la lite furibonda sviluppatasi all'interno della sinistra per la divisione delle poltrone. Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa evidenzia ancora di più quanto sia  urgente occuparsi delle ineguaglianze sociali; la casa è ora occupata da ragni venuti da fuori.

Il governo si felicita delle diversità  multiculturali e multirazziali del paese così aperto e socialmente evoluto.

I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di ladri, un traffico di mantidi prostitute e terrorizzano la comunità. Il partito della sinistra propone quindi l'integrazione perché la repressione genera violenza e violenza chiama violenza.

postato da: vinoemirra alle ore 19:56 | link | commenti (7)
categorie: politica, satira

Libri e strade

Grandi lettori, gli anestesisti. Basterebbero i miei (pochi) colleghi per finanziare una libreria del centro.
Certo, ci sono vantaggi e svantaggi.
Informazioni aggiornate sulle novità editoriali. Anche letture ricercate, mica solo “La casta” o l’ultimo Marco Travaglio
Leggi “Il paese delle amanti giocose”, prendi “L’uomo dei cerchi azzurri”… de gustibus.
Risparmio, pure, perché la complicità fra viziosi è un classico.
Vuoi leggere “La masseria delle allodole”?. Chiedi e ti sarà dato. Ne circolano due copie…
Recensioni “tranchant”, se uno si fida.
Punti a Ken Follettper riassaporare le atmosfere dei “Pilastri della terra”? Lascia perdere. Già letto. Niente a che vedere.
Epperò.
Tempo. I libri chiedono tempo. Mica son filmetti, due ore e li dimentichi. Il libro che leggi diventa parte di te, se gli dai tempo.
Ansia. Non li posso leggere tutti, dannazione. Questo me lo perdo di sicuro. Questo l’ho messo lì da tre mesi. Lo guardo ogni tanto e mi coglie il rimorso. Quando? Quando mi aprirai?
Pizzico di orgoglio. Mica posso rimanere al palo. O vivere di rendita. No. Devo anticipare, prevenire, proporre per primo. Già. Ma cosa? Qui storcono il naso quando squaderno Mondo Piccolo – Tutto don Camillo. E ho un bel da dire che sono racconti stupendi, grondanti umanità. Che non riesco a finirne uno senza ridere e senza inumidire il ciglio.
Non faccio proseliti. Peggio per loro.
Allora ripiego, per così dire. Cambio genere, mi butto. Colgo l’appassionato consiglio di un amico di mail e mi procuro La strada di Cormac Mc Carthy.
La fascetta di copertina strilla che ha venduto oltre un milione di copie negli USA. Premio Pulitzer 2007.
L’autore di “Non è un paese per vecchi”, che qui, ovviamente, han già letto e, pare, molto apprezzato.
La strada. Un incipit che è tutto un programma.
Mi ci ficco con convinzione. E sono pagine che ti prendono a pugni.
Il mondo dopo l’atomica, tutto è morte, cenere, distruzione, rovina. Cerco di convincermi che da qualche parte, sotto il cielo plumbeo e negli anfratti delle lunghe notti spazzate da venti gelidi, c’è Mad Max. E invece no.
Ci sono padre e figlio. Senza nome. Tu e lui. Sopravvissuti all’ecatombe. Lei, la mamma, non c’è. Incapace di condividere l’orrore, ha preferito la morte. Spingono verso sud, verso la speranza disperata di un oceano blu, un carrello da supermercato, con le poche vettovaglie che riescono fortunosamente a recuperare. Il carrello dei loro “valori”. Scatolette arrugginite di fagioli. Una coca cola. Una pistola e una sola pallottola. Un tesoro sufficiente a scatenare la caccia degli altri sopravvissuti, deturpati dalla fame, unico motore del mondo, disposti a tutto, a uccidere, per sbranarti.
Cos’è rimasto? Il loro amore, così tenero, fatto di frasi senza virgolette, come in una comunicazione extrasensoriale. Il “fuoco”, che il bambino porta dentro, una innocenza che non vuole soccombere, una scintilla di speranza che non si spegne nemmeno di fronte all’abbrutimento più bieco. Noi siamo i buoni, vero? - ripete il bambino – noi non mangiamo la gente.
Alcune pagine ancora mi turbano il sonno.
Pagine che scorticano la coscienza, spinta ad esplorare le frontiere di una umanità senza più limiti morali, dove homo homini lupus.
Il futuro?
postato da: vinoemirra alle ore 10:25 | link | commenti (6)
categorie: recensioni
lunedì, 05 novembre 2007

Ciao, Don Oreste







postato da: vinoemirra alle ore 19:55 | link | commenti (2)
categorie: cronaca
venerdì, 02 novembre 2007

Questioni di privacy







Bertè vuol morire, e quasi ci riesce in diretta televisiva.  Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso? Giornalisti affamati di scoop ai danni di un personaggio pubblico?



Sarkozy dà dell’imbecille a una giornalista che gli chiede della sua vita privata. Come se davvero fosse privata: è da mesi scandagliata da tutti i giornali.


 

Turco vara test antidroga obbligatori, per alcune tipologie lavorative, considerate “a rischio".

Lo vogliate o no, se volete guidare il pulmino scolastico dovrete dimostrarmi di non essere drogati. Magari siete epilettici, o ‘mbriachi, ma a questo penseremo domani.

Noi anestesisti, per fortuna, niente test .Possiamo continuare a farci una canna tra un intervento e l’altro, se il chirurgo non se la fuma tutta lui. Tranquilli, siamo tutti in regola con la dose minima consentita per uso personale, anche se il provvedimento invocato dal ministro  ci avrebbe levato qualche fastidio.


 

Totti è scagionato da accusa di doping pochi mesi dopo il fatto.

Ma come… era inquisito? Era risultato positivo? E nessuno lo sapeva? Sarebbe a dire che non è un qualsiasi ciclista o centometrista? Inquisito nel più assoluto segreto, assolto in pompa magna in tempi record. Al giocatore del Brescia Guardiola non era andata proprio così. Inquisito “coram populo” nel 2001, assolto con formula piena nel 2007. E Martina Hingis? Si ritira dal tennis accusata senza fronzoli di tirare cocaina. Lei si ritiene innocente.


 

Terry Schiavo. La sua foto più famosa? Un sorriso in risposta alla carezza della mamma, pochi giorni prima della sua morte. Eluana Englaro. Bellissima, giovane, sana. Nessuna foto dell’Eluana di oggi. Giusto. Il papà, che le vuole bene, la tiene lontano dalle grinfie di certa stampa. Ma… i suoi sorrisi?


 

Uno psichiatra denuncia un suo paziente pedofilo e lo fa arrestare. Bufera. Non sia mai. Diritto alla riservatezza, tutela della privacy, violazione del segreto professionale, tutto a carte quarantotto. E perché, poi? Per difendere la vita di uno o più innocenti? Ma dai! Da quando ci sono diritti che valgono più di altri? I diritti di un bambino, poi… Ma dai che la pedofilia è una condizione clinica tra tante. Non c’era anche il partito dei pedofili?

 


Sarebbe come dire che devo comunicare ai conviventi che il Tale è sieropositivo. Quando mai… C’è un specifica legge che me lo vieta. Art. 5 legge 135/1990

"Comma 4: La comunicazione di risultati di accertamenti diagnostici diretti o indiretti per infezione da HIV può essere data esclusivamente alla persona cui tali esami sono riferiti"

Per la verità la stessa mi vieterebbe di fargli anche il test HIV senza il suo consenso,

Comma 3: Nessuno può essere sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi tendenti ad accertare l'infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo interesse.

Ma siamo seri:  io lo devo operare, magari mi pungo… Non sia mai! Il test, il test! Già mi ha dato il consenso all’intervento, la mattina, che già era sul lettino operatorio, tra i fumi della preanestesia… E quanti consensi mi deve firmare? L’anestesia, l’intervento, la trasfusione, adesso anche l’HIV? E l’epatite C, niente? Si muore, sai, di epatite C. Ai conviventi, poi, penserà il paziente, se crede. Io a lui, al paziente,  lo dico, dopo. La mia coscienza è in regola con la legge.


 

Il papa? L’anestesia delle coscienze E che roba è?

postato da: vinoemirra alle ore 13:35 | link | commenti (2)
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"...e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma Egli non ne prese." (Mc 15,23). Vino e mirra. L'anestetico che Gesù non volle bere, prima di donare il suo sangue redentore. Vinoemirra. Un anestesista di fama condominiale, di fede cristiana cattolica, certo non tanta da spostare le montagne, ma forse sufficiente a tirare qualche sassolino nello stagno della bioetica. Vorrò parlare di vita ("vino"), di morte ("mirra"), di anestesia delle coscienze (vinoemirra), e altre futilità. Lo farò per come ne sarò capace, senza pretendere di essere esaustivo nè aggiornato, e confidando nell'aiuto di Maria Ausiliatrice. Bruno Dal Corso

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