Atto unico. (O no?)
Inutile premettere che quanto segue è frutto di fantasia. Nomi e situazioni sono arbitrari.
Personaggi (in ordine di apparizione)
Op: operatore di pulizia. Gino. Casacca azzurra, pantaloni di tela azzurri.
Lui: Lui sulla sessantina, magro magro, in testa una coppola d’altri tempi.
Lei: venti, venticinque anni. Casual, non fosse che il cappotto è palesemente nuovo.
IP: infermiere professionale del reparto. Casacca e pantaloni verde smeraldo. Giovane. Il medico lo chiama Ste’, cioè Stefano.
Dott: 40 anni, alto, ieratico. Occhiali alla moda, fonendoscopio a tracolla sul camice, non proprio bianco immacolato. Nessuna targhetta identificativa. L’IP lo chiama Gian, che sta per Gianluca, o, forse, Giancarlo, non si ricorda più.
Segr: segretaria, giovane, capelli lunghi. Mani eccessivamente ingioiellate. Stivali alti. Tacchi rumorosi.
Spec: Giovane dottoressa specializzanda, 28-30anni. Carina. Taschino del camice gonfio di penne. Un girocollo scende a indicare generosa scollatura.
Interno giorno. Oggi.
Corridoio di ospedale anonimo.
La porta chiusa di un reparto di chirurgia generale.
Arredamento inesistente. Una bacheca con poster di congressi scientifici.
All’apertura delle tende è in scena un operatore di pulizia piuttosto svogliato.
Sta pulendo il pavimento del corridoio con una ramazza.
Due persone giungono trafelate, le sciarpe penzoloni, gli ombrelli gocciolanti di pioggia.
Op: - Per favore! C’è bagnato! Non vedete che sto pulendo?
Lui: - Ci scusi, ci scusi (riprende fiato). Sa, ci hanno chiamato…
Op (interrompendolo): - State fermi! Sto pulendo! Non vedete che c’è bagnato?
Lei: Ma noi… ci hanno chiamato dal reparto… ma la porta è chiusa e nessuno risponde al campanello… neanche dall’altra entrata…
Op (alzando la voce per farli star fermi): Eddai! Sto pulendo, quante volte ve lo devo dire?
Lui: Ci scusi, ecco, ci mettiamo qui (si spostano invadendo ulteriormente lo spazio già pulito con sguardo di disgusto dell’operatore). Ma ci hanno chiamato per dirci di venire subito… sa, mia moglie è ricoverata qui, Ferrei Luigina, la conosce? Lei sa qualcosa? Ci può dire come sta?
Op: Ma io non so niente! Mica sono un medico, non vedete? … Fermi lì, eh?
Lei: Non … potrebbe… per cortesia… chiamare qualcuno? Non sappiamo come fare… non ci risponde nessuno…
Op: Chiaro! C’è “il giro” a quest’ora! Tutti a scodinzolare dietro al professore, altrimenti… Va bèh, va bèh, chiamo io! Voi state qui, neh?
(Si gira e fa qualche passo verso il reparto, poi si volge).
Com’è che avete detto che si chiama? Ferrari… Gina?
Lei: Ferrei! Ferrei Luigina! La mamma è ricoverata qui per un intervento al colon…
Op (scocciato): Ferrei, Ferrari, operata al collo… D’accordo, ci penso io. (Si allontana).
Lei: Al colon…! Grazie, grazie!
(abracciando l’uomo): Papà! Speriamo che non sia successo niente alla mamma!
Lui (ricambiando l’abbraccio): Ma no! Stai tranquilla! Adesso vediamo il dottore e ci spiega tutto, vedrai che non è niente! Certo che la signora al telefono ha detto che è urgente… speriamo bene!
Torna l’operatore, accompagnato da un personaggio in casacca e pantaloni verdi, che giocherella con un laccio emostatico, avvolgendolo intorno al dito indice in senso orario prima e antiorario poi.
IP: Dove sono, sono loro?
Op: Sì, quelli lì in corridoio… falli venire qui, eh?
IP: Signori…
Lui e lei: Dottore! Ci hanno chiamato dal reparto per comunicazioni urgenti…
IP: No, guardate, io non sono il dottore, sono un infermiere. Il dottore sta facendo il giro.
(prosegue a giocherellare con il laccio emostatico)
Lei: Ci hanno chiamato per comunicazioni urgenti sulla salute della mamma!
Ferrei Luigina, si chiama. Può dirci qualcosa? Siamo così preoccupati…
IP (sempre giocherellando): Ferrei, ha detto? 15, 16, 17, … … il 19! Ah, il 19… ha detto… (smette il gioco) Senta, forse è meglio se parla con il dottore, eh?
Lui: Grazie! Grazie! Il dottore! Lo chiama lei, per favore? Grazie, grazie (vuole stringere la mano dell’infermiere, che si ritrae).
IP: Sì, adesso vedo di chiamarlo. Accomodatevi, intanto… ah, già… chi ha preso le sedie che erano qui nel corridoio? … Vabbè, vedo di fare presto (rientra in reparto).
Op (ricomincia a ramazzare): ok, ok, ripasso, ripasso! Però poi basta eh?
Mica mi pagano doppio se pulisco due volte, a me… mica mi pagano doppio.
Torna l’infermiere con il medico, camice bianco su casacca verde, fonendoscopio al collo.
IP: ecco, Gian! Sono quelli!
Dott: I signori…
Lui: Dottore! Meno male! Siamo i Ferrei! Ci hanno chiamato mezz’ora fa. Ho lasciato l’ufficio e sono venuto subito con mia figlia! Non è successo niente, vero?
Dott: Calma, calma!
(rivolgendosi all’infermiere): Senti, ma… di chi parliamo?
Inf: Ferrei Luigina! Quella del colon!
Dott: del colon?
IP: il 19… il colon del 19…
Dott: ah! Quel! Colon…
(Rivolto ai parenti, visibilmente imbarazzato)
Ecco, la signora Luigia, cioè, Luigina… ecco… come dire… non è qui, ecco.
Lui: Come, dottore, era qui ieri, è stata trasferita?
Dott: Ecco, in un certo senso…
Lei: ci sono state complicazioni, dottore? La mamma è stata mandata in altro reparto? In rianimazione?
Dott: Vede, c’era poco da rianimare…
Lui: Dottore! Dov’è ora mia moglie, è stata trasferita al piano di sopra?
Dott: Al piano di sopra… (rivolgendosi all’infermiere) Certo che si potrebbe dire anche così, no, Ste?
Entra una signorina con un block notes in mano e interrompe la conversazione senza indugio
Segr: Ma Gian! Dove sei? E’ mezz’ora che ti cerco con il cicalino! Non hai visto il numero della segreteria?
Dott: Ah, già… il cicalino… Dove l’ho messo? (fruga nelle tasche di camice e casacca, senza trovare nulla, tranne una cuffia e una mascherina sgualcite). Vabbè, ‘nsomma… cosa c’è?
Segr: C’è che il signor Possenti, quello dell’ernia di domani, non risponde al telefono. Che faccio, lo sostituisco con la tiroide di mercoledì o con quello della colecisti?
Dott: Anche questa ci voleva. Per una volta che ho una libera professione… Beh, insomma, Clara, pensaci tu, no? Il primo che risponde va bene, dai..
La segretaria si allontana con fragore di tacchi.
Lei (rivolta all’infermiere): Dottore, possiamo vederla, la mamma, dico, per metterci tranquilli; sa, siamo preoccupatissimi…
IP (scuotendo la testa): No, vederla no… è escluso... però tranquilli potete stare tranquilli, dov’è andata sta bene, adesso…
Lui: Cosa vuol dire, dottore? Dov’è mia moglie? Perché non posso vederla?
Dott: Sua moglie è in cielo…
Lui (interrompendolo): come… in cielo? Non vorrà mica dire che è…
Il medico fa un cenno di assenso, allargando le braccia.
I parenti scoppiano in lacrime, la figlia sostiene il padre che sembra sul punto di svenire.
Lui (tra le lacrime): Oddiomio! Come è successo, non è possibile, era andato tutto bene…
Dott: Ah, guardi, abbiamo avuto delle complicazioni cardiache, stamattina in reparto, due insieme!
Ah, ma abbiamo fatto di tutto, sa? Elettrolitiche, colloidi, emoderivati…
Inf: Anche lo Swan Ganz, abbiamo messo! E io sono andato di persona a prendere il contropulsatore, quello nuovo! Eh no che non mi fido di quello vecchio! Ma purtroppo, quando sono arrivato, non c’era più nulla da fare…
Arriva una giovane dottoressa in camice con un grande poster bianco in mano. Si mette tra medico e parenti e srotola il poster.
Spec: Allora, professore, va bene così? Il poster del congresso di sabato prossimo?
Dott (concedendo una rapida occhiata al poster e una, più circostanziata, alla scollatura della dottoressa): Vediamo… “Recenti acquisizioni… bla bla bla…” Interverranno… Questo c’è , questo c’è…” Va bene, dai, può andare. Semmai metti in grassetto il nome dello sponsor, quelli ci tengono… e li capisco pure… la grana è la loro!
Spec: Ok, professore, lo faccio subito e lo mando in stampa. 100 copie, come d’accordo. Poi ci penso io a attaccarlo nelle bacheche dei diversi reparti, non si preoccupi!
Dott: Silvia, non so come farei senza di te!
Spec: (andandosene, spalle al dottore per non farsi sentire). Lo so io! No perché è la terza volta che lo sistemo, il poster del congresso. Se lo sapevo prima facevo la segretaria, mica la specializzanda!
Lui: Ma dottore… com’è successo? Mia moglie mi diceva ieri mattina che si sentiva un peso qui… (indica il torace a mano aperta); dovevo dirvelo? Lo sapevo che dovevo dirvelo…
Dott: ah, certo, prima si interveniva e meglio era, si sa che il tempo è prezioso in questi casi… Comunque ormai…
Lei: Dottore, ci dica, possiamo vederla adesso?
Dott: ah no… adesso no, è in cella salme. Magari fra qualche ora…
Lei: Dove dobbiamo andare, dottore?
Dott: Giù. Uscite, prendete a destra, poi ancora a destra per il vialetto, passate il cancello, il porticato a destra, … no, a sinistra, il porticato a sinistra, e lì... chiedete.
Anzi, sapete cosa facciamo? Vi faccio accompagnare, così è più facile.
Gino! (chiama l’operatore delle pulizie)
Op: che c’è adesso?
Dott: Li porti tu in cella salme?
Op: Va bene, va bene, facciamo anche questa. Tanto qui è inutile pulire, c’è un via vai…