PER UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA
DOMENICA 2 MARZO
PIAZZA BRA’ – VERONA
Ore 10.30 – 13.00
Facendo seguito all’ iniziativa che il FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI ha lanciato nel 2007 e che terminerà il 15 Aprile 2008, in accordo con il Forum Nazionale e con le associazioni della nostra Regione, domenica 2 Marzo 2008 si svolgerà a Verona un incontro con le famiglie per dare maggior impulso alla raccolta di firme.
Domenica 2 marzo è infatti la giornata nazionale di raccolta delle firme e nelle 6 città elette a manifestazione (Verona è una di queste) è importante concentrare la maggior presenza possibile di persone. In queste città sarà forte l’attenzione e la presenza dei mass media ai quali dovremo rendere visibile che le famiglie sono ancora vive e capaci di una mobilitazione importante. Il numero delle firme raccolte fino ad oggi è senz’altro rilevante, e abbiamo tempo per farlo solo fino al 15 aprile. Sicuramente l’appuntamento di Verona è un evento unico.
La manifestazione avrà le caratteristiche di un incontro di famiglie, durante il quale:
Cercheremo di capire il contenuto della Petizione promossa dal Forum
Ascolteremo alcune testimonianze di famiglie
Faremo un po’ di festa
Saremo noi stessi testimonianza del valore della nostra richiesta di un fisco più equo
Firmeremo la Petizione insieme al Sindaco di Verona quale rappresentante delle Istituzioni.
Questo è un invito caloroso a partecipare e a far partecipare più famiglie possibili come amici, parenti, conoscenti.
Come sono praticate le politiche familiari oggi in Europa.
La realtà è diversa da Stato a Stato. Ad esempio ecco alcuni parametri economici.
1) Quanto riceve in assistenza una famiglia con due figli?
Nel Lussemburgo si arriva a 611 euro al mese; nel Regno Unito 270; in Spagna, Italia, Portogallo e Grecia circa 50. In Polonia sono 22 ed anche lì è avvenuto un crollo del tasso di natalità che ora è a 1,23 bambini per donna.
2) Quale percentuale del PIL (prodotto interno lordo) è destinata al sostegno della famiglia?
In Spagna è del 0,5%; in Italia dell’1%; la media europea è del 2,1%, ma in Francia e Germania è superiore al 4% e nei Paesi Scandinavi giunge addirittura al 6%.
Dato che Italia, Spagna e Polonia sono le nazioni il cui tasso di natalità non arriva neppure a garantire il mantenimento della popolazione esistente, si deduce che nei Paesi “disattenti” alla famiglia crolla la fiducia nel futuro, viene meno lo slancio a trasmettere la vita.
Vedi anche:
Qui il testo della petizione
Qui una presentazione ppt

Caro Paolo, mi chiedi di commentare le recenti polemiche di stampa tra vescovi e medici.
Ormai è così, se vuoi capire qualcosa ti devi fare il mazzo.
Uno dice: “L’ho letto sul Corriere”, ”Era su Repubblica”, “l’ha scritto la Stampa”.
Solo Avvenire contesta. Dice “vero gnente”. Dice “Qualcosa non quadra”.
Ah, ma Avvenire è il giornale dei vescovi, notoriamente contro i medici, e magari, perché no, contro le donne.
Invece la Stampa non centra con la famiglia Agnelli, né Repubblica con Carlo De Benedetti, né tantomeno il Corrierone con le grandi Banche.
Non ti resta che cercare i documenti ufficiali. Vai sul sito FNOMCEO e sorbisciti tutto il pistolotto conclusivo, “approvato e votato per acclamazione”. Saprai così che "la crisi della professione si supera riaffermando il ruolo politico, sociale e civile delle organizzazioni professionali, in un rapporto tanto continuo e coerente con la società civile, quanto dialettico con i decisori politici e intransigente contro la cattiva politica". Detto, fatto.
Legge 194? RU486? Norlevo? Non ne troverai traccia.
Sette-pagine-sette di “ricomporre la professione, libera condivisione, solida collaborazione, sfera gestionale, tavoli di lavoro, valori aggiunti, mercati strategici, distribuzione efficace ed efficiente dei servizi, finalità economicistiche, aziendalizzazione, LEA, no profit, poteri discrezionali, logiche difensivistiche, appositi registri, consuntivi, incentivi, organizzativi, migliorativi". Niente preservativi.
Poi prosegui le ricerche, e spùlciati i 14 documenti presentati e discussi in consiglio nazionale da singoli presidenti di ordini in un “clima di condivisione”.
Qui trovi un documento, redatto da Antonio Panti, Firenze, che in effetti in tre-pagine-tre sponsorizza la “contraccezione d’emergenza” (le virgolette sono nell’originale, bontà loro), bacchetta la legge 40, lamenta l’insoddisfacente applicazione della legge 194, promuove la rianimazione dei grandi prematuri “ma anche” la diagnosi preimpianto...
Questo documento esiste, non è un falso.
E’ la posizione del dott. Panti, presidente dell’Ordine di Firenze e di “un gruppo ristretto” di medici che lo condivide.
E' documento presentato e discusso, non votato, nè approvato.
Altri non lo condividono affatto, a quanto pare, e mettono il presidente FNOMCEO Bianco con le spalle al muro.
Non è la posizione ufficiale della Federazione, dunque.
Bianco abbozza una difesa che, normalmente, lo dovrebbe coprire di ridicolo:
«E' la relazione d’indirizzo della nostra commissione deontologica. Poi sarà oggetto di valutazione nel nostro prossimo consiglio nazionale». Perché, allora, chiede la Stampa, mandarla ai giornali? E’ stata una mossa prematura? «Forse sì - ammette Bianco -, ma era nostro dovere far sentire la voce dei medici nel dibattito che stava montando su questi temi».
La voce dei medici?
Sicuro di parlare a nome di tutti?
Un pensierino a una soluzione come questa no, eh?
Per forza Repubblica ci crede ancora, e insiste a parlare di un documento approvato dalla Federazione.
Quando si dice irriducibili.
Update:
vedi anche
*Editoriale Samizdatonline
* Avvenire stia al suo posto – Il Foglio
* “Ci accusate ci ciò che voi inscenate”. Lettera aperta a Michele Serra - Avvenir
* In quell’impeto di titoli forti un deficit di buon giornalismo - Avvenire
* Il presunto "giallo" del documento dei medici - Gino
* Alcune donne scrivono a Veltroni, Bertinotti "ora basta!" – CulturaCattolica
* Ordine dei medici: iI "giallo" del documento mai votato – Radioformigoni
E' preoccupante il silenzio che (causa la campagna elettorale) è calato sulla ratifica del Trattato di Lisbona.

A quanto pare il presidente Napolitano ritiene che il Parlamento italiano debba ratificare tale trattato al più presto, anche prima delle elezioni, e quindi senza un vero dibattito nel merito delle questioni.
Ma di questioni cruciali da discutere ce ne sono tante, soprattutto per quanto riguarda la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che il Trattato recepisce con valore vincolante per i Stati Membri.
I motivi di preoccupazione sono stati bene riassunti da un Vescovo francese, S. E. Mons. Dominique Rey, venerdì 1 febbraio 2008, in un documento dal titolo inequivocabile: «Problemi etici sollevati dalla carta europea dei diritti fondamentali»
Scrive tra l'altro Mons Rey: «Questa "Carta" rappresenta in molti punti una rottura intellettuale e morale con le altre grandi formulazioni giuridiche internazionali, presentando una visione relativistica ed evolutiva dei diritti dell'uomo che mette in causa i principi del diritto naturale».
Alcuni esempi.
La Carta afferma che "il diritto di sposarsi e di costruire una famiglia è garantito". Una frase ragionevole, a prima vista, ma che omette - subdolamente - di specificare il sesso dei coniugi. Di questi tempi è facile capire a cosa porterebbe questa implicita separazione del concetto di matrimonio da quello di famiglia: gli stati "vincolati" da tale "Carta dei diritti" sarebbero costretti - da qualche sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, vincolante per i Paesi membri - a introdurre nella propria legislazione l'istituto matrimoniale tra persone dello stesso sesso. Uno dei capisaldi della propaganda gay. Seguirebbe logicamente il diritto di adozione per coppie omosessuali.
Sempre in questa "Carta dei diritti" si vieta esplicitamente solo la clonazione a scopo riproduttivo, lasciando libera quindi la clonazione dell'embrione a scopi di ricerca. Una regressione rispetto alla Convenzione di biomedicina del Consiglio d'Europa approvata nel 1997, per cui "è vietato qualsiasi intervento per creare un essere umano geneticamente identico a un altro essere umano, morto o in vita".
E la scomparsa del "divieto d'infliggere intenzionalmente la morte a chiunque", riconosciuto dalla Convenzione europea dei diritti umani del 1950, aprirà inevitabilmente la strada alla imposizione dell'eutanasia attiva nelle legislazioni degli Stati membri.
Scritto da Gino socio di SamizdatOnLine
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S C R I V I A M O chiedendo una pausa di riflessione, e di confronto pubblico a:
Presidente della Repubblica Napolitano
presidenza.repubblica@quirinale.it
Partiti:
AN info@alleanzanazionale.it
FI www.forzaitalia.it/pdf/siti-senatori.pdf - www.forzaitalia.it/pdf/sitiDeputatiAzzurri.pdf
UDC info@udc-italia.it
LEGA NORD www.leganord.org/dilloallalega/default.asp
MARGHERITA sede@margheritaonline.it
ITALIA DEI VALORI redazione@italiadeivalori.info
Giornali:
IL FOGLIO ildirettore@ilfoglio.it
AVVENIRE lettere@avvenire.it
IL GIORNALE segreteria@ilgiornale.it
LIBERO lettere@libero-news.eu
IL GIORNO redazione@Ilgiorno.it
REPUBBLICA rubrica.lettere@repubblica.it
IL CORRIERE DELLA SERA lettere@corriere.it

Ho questo gel microbicida che promette di impedire il contagio da HIV senza uccidere gli spermatozoi. Promette molto altro, per esempio di prevenire l’infezione da virus indicati come corresponsabili del cancro dell’utero. Un toccasana, si direbbe. E io che pensavo servisse solo per dentifrici e yogurt.
E poi i vantaggi. Nessuna negoziazione con il partner, utilizzabile al bisogno, anche per via rettale, previene trasmissioni materno fetali al momento del parto. Vuoi mettere?
Ha già superato la fase I e la fase II di sperimentazione, si sono definiti tollerabilità e tossicità in un numero crescente di pazienti. Ora tocca alla fase III: devo sperimentare il farmaco nei confronti di un placebo, cioè di una molecola inerte, uno “zuccherino”. Ora devo effettivamente sapere se questo farmaco fa qualcosa o no. Lo studio prevede cioè due popolazioni di pazienti, una trattata con il farmaco e una trattata con il placebo.
Ma qui si tratta di prendere o non prendere l’HIV, non il raffreddore. Dove vado a reclutare “volontari” per uno studio come questo?
Un passo avanti chi coglie al volo questa occasione di progresso scientifico! Nessuno? Vorrà dire che, dal Canada, vado in Sudafrica.
Basteranno 6000 donne?
Due gruppi: a una do il gel, fidando che mantenga le promesse. All’altro gruppo do… una cremina qualunque.
Per dormire tranquillo do a tutte le volontarie dei preservativi. Chi vuole li usi.
Il risultato è che 251 donne divengono sieropositive, e si distribuiscono equamente nei due gruppi! Sta a vedere che le dovrò curare gratis.
Pazienza.
Ricominceremo con altre molecole, ne abbiamo un’altra cinquantina da testare. Con tutto quello che abbiamo investito (11 milioni di euro per i prossimi 5 anni) sarebbe il colmo fermarsi al primo intoppo.
Oh, potrebbe essere la più grande innovazione in campo sanitario riproduttivo dopo la pillola anticoncezionale.
Pensa che bello se funzionasse anche con gli antibiotici, che spalmo un po’ di crema antibiotica sulla ferita e quella non si infetta. Ma no, lì so già che non funziona.

Certo che la legge 194 è piuttosto strana.
Tu, donna, puoi abortire entro i primi 90 giorni della gravidanza se c’è un serio pericolo per la tua salute fisica o psichica, anche dovuto a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito. Serio pericolo che, di fatto, puoi autocertificare, controfirmando un “documento” attestante il tuo stato interessante (eccome se ti interessa) e l'avvenuta richiesta di interruzione di gravidanza.
Oltre questi 90 giorni il criterio di pericolo cambia: è necessario infatti che il pericolo per la tua vita e la tua salute fisica o psichica sia grave. I processi patologici del nascituro devono essere accertati, e rilevanti.
Ti serve un certificato medico che attesti questo rischio.
La distinzione semantica tra serio e grave la legge non te la spiega. Al punto che ti chiedi quando una anomalia congenita possa invece essere definita lieve.
Dovresti dedurre però che queste ultime anomalie non giustificano una interruzione di gravidanza a termini di legge.
Chi decide cosa è lieve, cosa è serio o cosa invece è grave? Sembra di capire che entro i primi 90 giorni decidi tu, dopo lo decide un medico specialista, generalmente un ginecologo, eventualmente con l’aiuto di collega psichiatra. Certo, in accordo con te.
La gravidanza a quasi quarant’anni. Certo vuoi fare una amniocentesi, la fan tutti… No, ai rischi dell’esame non vuoi nemmeno pensare, la posta è troppo elevata.
La sindrome di Klinefelter? E cos’è? E’ patologia lieve, seria, grave?
Il medico è troppo vago, ti dice che c’è un cromosoma in più, un XXY, lo chiama.
Dio mio, come quel film premiato a Cannes…
No, signora, quello era un titolo sbagliato, niente del genere… però c’è un rischio del 40% di ritardato sviluppo mentale.
Ti invita ad approfondire, ti presenta degli specialisti.
Le delucidazioni non mancano, sulla rete.
Tu, così, su due piedi, chiederesti a chi ce l’ha (sempre che sia conscio di esserne affetto).
Perché, così, su due piedi, già ti spaventa la parola “sindrome”, suona incurabile.
Prendi la sindrome di Down. Non nascono più bambini con la sindrome di Down. Nessuno li vuole. Per un cromosoma in più. Dev’essere una patologia grave, se gli danno l’aborto “terapeutico”, no?
Qui le alternative sono due.
Cerchi di immaginare i possibili scenari.
Scenario uno
Il problema c’è ed è serio. La legge ti consente di abortire finchè il feto non è vitale, diciamo intorno alle 23 settimane. Il tempo stringe. Ma il ginecologo sarà comprensivo, tu sei spaventatissima, certo che ti ammali, nemmeno il padre avresti ad aiutarti. La società, poi…
Hai deciso, ti ricoveri per l’interruzione di gravidanza “tardiva”, anzi “terapeutica”, come la chiamano lì (non sulla legge).
Ti mettono in un reparto specializzato, un vero centro aborti, lo chiamano, costato un sacco di soldi.
Qui inducono l’aborto farmacologicamente, a forza di prostaglandine. Dai e dai e dai. Sarebbe tardi anche per “la pillolona”, l’RU486, ci vogliono le prostaglandine.
Ma è più o meno la stessa cosa. Finisce che il feto muore e lo espelli, da sola, in bagno. Un’esperienza disumana. E poi la sala operatoria che ti attende, per ripulire la cavità uterina da quello che è rimasto. L’anestesia, almeno per un attimo non ci penserai…
Ci manca solo che prima o poi salti fuori un portantino che niente niente telefona a Striscia la Notizia e finisci in diretta all’ora di cena.
E magari, se trova occupato, chiama la polizia. E quelli ti capitano qui, che chissà cosa si credevano che ti stessero facendo.
Un aborto di un bimbo che desideravi, un aborto tardivo, dolorosissimo, drammatico, un intervento chirurgico. Voler dimenticare. E invece ti ritrovi al centro di una campagna mediatica, cortei, telegiornali, articolesse che dicono “va detto forte e chiaro che l'oscenità dell'irruzione non sarebbe cambiata di molto se quell'aborto fosse stato ai limiti della legge o persino fuorilegge”… solito deputato che dice che la colpa è della chiesa imbarazzante e volgare, il ministro cattolico rincara “Chiesa poco amorevole”, il garante della privacy…
La tua privacy.
Repubblica dice come ti chiami, dove sei nata, dove e con chi vivi, quanti anni hai, quanto sei alta e quanto pesi. La foto no, eh?
Protetta, così credevi, dall’articolo 21 della legge 194: “Chiunque, […], essendone venuto a conoscenza per ragioni di professione o di ufficio, rivela l'identita’ - o comunque divulga notizie idonee a rivelarla - di chi ha fatto ricorso alle procedure o agli interventi previsti dalla presente legge, e’ punito a norma dell'articolo 622 del codice penale.
La tua privacy calpestata in un momento come questo, da chi dice di essere dalla tua parte. Chi se ne frega della privacy. Gli interessa sollevare il polverone “la 194 non si tocca”.
Il portantino, tutt’altro che anonimo, non ce l'aveva con la 194 (lavora in un "centro aborti"), ce l'aveva con il sistema sanitario, i turni di straordinario, l'organizzazione del personale, l'assenza di assistenza, il degrado in corsia. Per questo ha chiamato prima Striscia la notizia, che su questi temi va spesso a nozze.
La successiva campagna mediatica dirà il contrario.
E tu finisci strumento di un dramma che non dimenticherai mai.
Scenario 2:
Il problema c’è ed è serio. Ma questo figlio lo metti al mondo. Magari ti appoggi a qualcuno che ti aiuta durante la gravidanza. No, di lui non dici nulla. Lo farai da sola. Privacy garantita. L’amore, questo sì che non fa notizia.
In fondo la possibilità di ritardato sviluppo mentale del 40%, può anche voler dire che nel 60% dei casi sarà tutto a posto.
Sì, la sindrome è curabile. Testosterone in pubertà. Niente di che. E’ talmente diffusa che chissà quanti non sanno nemmeno di esserne affetti. Li hai vicini tutti i giorni, e non te ne sei accorta. Gente normale, un po’ furba, un po’ no. Come te, come me.
Non avessi fatto l’amniocentesi, nemmeno l’avresti saputo.
Già, la sterilità, nemmeno quella, però, certissima.
Ah, no, sarà durissima, non ti illudere.
Ma lui ti sorriderà.
E questi giorni, questi qui, li dimenticherai.

Doc 1:
Cure ai nati molto pretermine
Il gruppo di lavoro "Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane)", istituito nell'aprile 2007 dal Ministro della Salute Livia Turco e coordinato dal presidente del Consiglio superiore sanità professor Franco Cuccurullo e dalla dottoressa Maura Cossutta, ha messo a punto un documento conclusivo, trasmesso al Consiglio superiore di sanità impegnato nell'estensione di un parere sulla stessa tematica. Il documento - condiviso all'unanimità dai rappresentanti dell'Iss, delle Società scientifiche e delle associazioni di ginecologia e ostetricia, pediatria, neonatologia, medicina perinatale e medicina legale - ha come finalità quella di contribuire alla definizione di apposite Raccomandazioni rivolte agli operatori sanitari coinvolti nell'assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato estremamente pretermine. Nel testo si sottolinea che "nel corso degli ultimi decenni, profondi progressi diagnostico-terapeutici, sia sul versante ostetrico sia su quello neonatale, hanno immesso nell'agire professionale atti clinici che, da eccezionali, sono diventati frequenti. Non è più un fatto straordinario prestare cure mediche al travaglio di parto e al neonato di bassissima età gestazionale. Questa situazione interagisce con la società nel suo complesso e le decisioni ad essa connesse coinvolgono importanti aspetti umani, etici, deontologici, medico-legali, economici ed organizzativi".
Data questa premessa, nel documento si precisa che:
Per quanto riguarda le modalità di cura e assistenza rispetto alle età gestazionali il documento indica che:
Nelle raccomandazioni che sono suggerite agli operatori sanitari nell'assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato estremamente pretermine (22-25 settimane) si precisa che "ogni decisione deve essere individualizzata e condivisa con i genitori, sulla base delle condizioni cliniche del neonato alla nascita e non può prescindere dalla valutazione dei dati di mortalità e disabilità riportati in letteratura riferiti alla propria area".
Il documento sottolinea che "il neonato non sottoposto a cure intensive, perché considerato non vitale, ha diritto a cure compassionevoli. Deve essere trattato con rispetto, amore e delicatezza. A tali cure è anche candidato il neonato, pur rianimato inizialmente, che non dimostri possibilità di sopravvivenza e per il quale il trattamento venga considerato non efficace ed inutile".
In ogni ambito di decisione, ai genitori deve essere offerto il massimo supporto sul piano psicologico.
Per i bambini dimessi dalle terapie intensive si raccomanda inoltre il follow-up almeno fino all'età scolare.
Doc 2:
Cure agli anziani molto vecchi
Il gruppo di lavoro "Cure terminali nelle età geriatriche estremamente elevate (88-100 anni)", istituito nell'aprile 2017 dal Ministro della Salute e coordinato dal presidente del Consiglio superiore sanità, ha messo a punto un documento conclusivo, trasmesso al Consiglio superiore di sanità impegnato nell'estensione di un parere sulla stessa tematica. Il documento - condiviso all'unanimità dai rappresentanti dell'Iss, delle Società scientifiche e delle associazioni di geriatria, rianimazione, medicina terminale e medicina legale - ha come finalità quella di contribuire alla definizione di apposite Raccomandazioni rivolte agli operatori sanitari coinvolti nell'assistenza alla vecchiaia, alla morte e all’anziano estremamente vecchio. Nel testo si sottolinea che "nel corso degli ultimi decenni, profondi progressi diagnostico-terapeutici, sia sul versante geriatrico sia su quello rianimatorio, hanno immesso nell'agire professionale atti clinici che, da eccezionali, sono diventati frequenti. Non è più un fatto straordinario prestare cure mediche alle età geriatriche estremamente elevate. Questa situazione interagisce con la società nel suo complesso e le decisioni ad essa connesse coinvolgono importanti aspetti umani, etici, deontologici, medico-legali, economici ed organizzativi".
Data questa premessa, nel documento si precisa che:
Per quanto riguarda le modalità di cura e assistenza rispetto all’età il documento indica che:
Nelle raccomandazioni che sono suggerite agli operatori sanitari nell'assistenza alla età avanzata estremamente elevata (88-100 anni) si precisa che "ogni decisione deve essere individualizzata e condivisa con gli eredi, sulla base delle condizioni cliniche dell’anziano e non può prescindere dalla valutazione dei dati di mortalità e disabilità riportati in letteratura riferiti alla propria area".
Il documento sottolinea che "l’anziano non sottoposto a cure intensive, perché considerato non vitale, ha diritto a cure compassionevoli. Deve essere trattato con rispetto, amore e delicatezza. A tali cure è anche candidato l’anziano, pur rianimato inizialmente, che non dimostri possibilità di sopravvivenza e per il quale il trattamento venga considerato non efficace ed inutile".
In ogni ambito di decisione, agli eredi deve essere offerto il massimo supporto sul piano psicologico.
Per gli anziani dimessi dalle terapie intensive si raccomanda inoltre il follow-up almeno per 5 giorni.
FANTASTICI MITOCONDRI

Notizia (la fonte è casuale, gli articoli sulla stampa sono spaventosamente simili)
Londra - Creato in laboratorio un embrione umano con tre genitori diversi.
Questa nuova tecnica, scoperta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Newcastle, rappresenta un passo importantissimo verso la possibilità di eliminare definitivamente un'ampia classe di malattie ereditarie, tra cui alcune forme di diabete e distrofia muscolare.
Gli embrioni umani sono stati creati utilizzando il Dna di un uomo e di due donne. In pratica i ricercatori di Newcastle hanno effettuato con successo un trapianto di mitocondri nell'embrione. Si tratta di piccoli organelli che si trovano fuori dal nucleo, nel citoplasma della cellula e che contengono parte del dna cellulare. Per arrivare al loro obiettivo i ricercatori hanno prima fecondato un ovulo e poi, prima che questo iniziasse a differenziarsi, ne hanno estratto il nucleo che e' stato inserito in un ovulo sano di un donatore. Nonostante il nucleo sia stato inserito nell'ovulo di un donatore, l'unica informazione genetica rimasta dell'ovulo sano riguarda quella piccola parte che controlla la produzione di mitocondri, circa 16 mila basi su 3 miliardi che costituiscono il genoma umano. In questo modo, una volta fatto nascere il bambino, questo non dovrebbe assumere le sembianze del donatore. Per verificare questa ipotesi i ricercatori hanno provato questa tecnica sui topi. L'aspetto dei figli nati dalle cavie, nonostante avessero elementi genetici di tre genitori diversi, non sembra essere stato influenzato dall'ovulo sano del terzo topo. Infatti, il Dna nucleare, che influenza l'aspetto e altre caratteristiche, apparteneva soltanto ai due dei genitori. Tuttavia, i ricercatori hanno precisato che il successo di questi primi esperimenti riguarda soltanto una fase iniziale. Pertanto, per il momento non si puo' parlare di nuovi trattamenti.
Commento (in corsivo copio e incollo):
Creato in laboratorio un embrione umano con tre genitori diversi.
Creare. La scelta del verbo la dice lunga.
Vada a remengo anche il postulato fondamentale di Lavoisier, "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Qui invece si “crea”.
Lo scienziato è come Dio, lo scienziato è Dio.
In ginocchio, marrani!
un embrione umano?
Di una sola cellula? Ma allora esiste! Beh, non diciamolo troppo in giro…
tre genitori diversi.
In effetti l’idea di sfruttare tre volte il DNA di un solo genitore è allettante. Sarà per la prossima volta.
Questa nuova tecnica
Oh, ci lavoriamo dal settembre 2005, almeno. Ma sai, mica tutte corrono qui a "donarci" gli ovociti.
Comunque era ora che dessimo qualcosa in pasto alla stampa. Così chi paga è contento.
dell'Universita' di Newcastle
Sì, siamo noi, quelli degli embrioni chimera, della clonazione umana “terapeutica” ovviamente. Ah, se non ci fossimo noi…
Ma sì, esageriamo con i superlativi, vai con gli assoluti, iniezioni di fiducia, ci vogliono!
alcune forme di diabete e distrofia muscolare.
E perchè non anche l’epilessia, la cecità, la sordità, imprecisati “disturbi dello sviluppo”, e addirittura comportamentali .
Perché questi giornalacci si limitano a queste poche possibilità?
Perché non dicono che le malattie mitocondriali sono molte e gravi?
Gravi anemie, disfunzione pancreatica (sindrome di Pearson), gravi cardiomiopatie ipertrofiche, neutropenia (sindrome di Barth), epatopatie, gravi miopatie che determinano la sindrome del “bambino flaccido” (floppy infant), coma cheto-acidotico con disfunzione epatorenale, rallentamento o arresto della crescita, mioglobinuria ricorrente, danni renali, nanismo, disfunzioni endocrine come diabete mellito, diabete insipido, atrofia ottica e sordità, od encefalopatia progressiva con o senza convulsioni....
In verità le più diverse sindromi sono state descritte in patologia mitocondriale, dalla sordità isolata a forme multisistemiche che coinvolgono diversi organi e apparati.
Possiamo eliminare tutte queste malattie, perché non dirlo?
Come sarebbe non ci crederebbero?
Perché no? Si, in effetti sono tantine… tutte in un colpo…
E poi… cioè… non è che ne facciamo sorgere altre?
In America, ad esempio, si è tentata anni fa l'aggiunta di citoplasma da ovocita di donatrice sana all’ovulo della madre, per favorire la capacità di attecchimento di embrione singolo (transfer citoplasmatico): sono stati "prodotti" 30 bambini, dopo di che tale modalità è stata vietata perché nociva («Le Scienze», cit.; «la Repubblica», 4 febbraio ’99). L'Unità questo non lo dice (e gli smemorati sono gli altri).
Per l'amor di Dio (cioè io stesso): parliamo di un trapianto di mitocondri nell'embrione… i ricercatori hanno prima fecondato un ovulo e poi, prima che questo iniziasse a differenziarsi, ne hanno estratto il nucleo che e' stato inserito in un ovulo sano di un donatore.
Sì, detto così suona bene. Lascia perdere che sarebbe più logico (e corretto) parlare di espianto di nucleo da embrione e successivo impianto del nucleo in ovocita di donatrice. Che poi uno dice subito "Dolly".
Più evocativo il trapianto di mitocondri, più nuovo. Un trapianto come un altro, in fondo anche una trasfusione di sangue è un trapianto di tessuto.
Così facciamo credere che trapiantiamo questi “organelli”, uno alla volta, perché no, in una cellula malata, e la guariamo.
Quella piccola parte che controlla la produzione di mitocondri, circa 16 mila basi su 3 miliardi che costituiscono il genoma umano
Via una spruzzatina di numeri dà sempre credibilità scientifica.
A proposito… chi è che controlla la produzione dei mitocondri?
Già… nell’embrione unicellulare i mitocondri sono di origine materna, tanto che le malattie mitocondriali si trasmettono in via matrilineare. Ma poi? Quando l’embrione inizia a differenziarsi e dà origine a 200 e più tipi di tessuti, a decine di migliaia di miliardi di cellule, ognuna con i propri mitocondri? Quei mitocondri lì, quelli nuovi, chi li fa? Chi dà le istruzioni se non il DNA del nucleo? E perché il nucleo originale dovrebbe codificare per mitocondri sani? Troppe domande, diamine! Mica sono un filosofo! Io sto solo verificando delle ipotesi. E le ipotesi, voi mi insegnate, sono infinite.
ERRATA CORRIGE: questa parte del post sottointende nozioni scientifiche carenti o errate. Vi invito a seguire questo link per delucidazioni. Mi scuso per non aver dato retta al mio emisfero sinistro, che mi chiedeva di verificare questi dati in anticipo, e aver ceduto alle lusinghe dell'emisfero destro, il pigrone. Sono sempre più convinto che sbagliare sia facile. V&M
Comunque tranquilli: una volta fatto nascere il bambino, questo non dovrebbe assumere le sembianze del donatore.
Che polli 'sti giornalisti. Inciampano ancora sul condizionale… Quante volte ve lo devo ripetere? Certezze, servono certezze! I topi! I topi!
Certo, sottolineiamo che il Dna nucleare, che influenza l'aspetto e altre caratteristiche, apparteneva soltanto ai due dei genitori…
Tranquilli, siete in buone mani.
Per finire, andiamoci piano: il bambino qui, il figlio là… No, no. Dieci embrioni prodotti e “fermati” dopo sei giorni. Intanto vediamo cosa dicono. Tanto, dieci embrioni più, dieci embrioni meno, specie se “avanzati”. Non sia mai che dobbiamo decidere anche in quale dei due uteri trasferire questi embrioni...
Ah, il successo di questi primi esperimenti riguarda soltanto una fase iniziale… per il momento non si puo' parlare di nuovi trattamenti.
Per il momento. Domani, credetemi, vi guariremo tutti.
AMAMI COME SEI
Che bello avere amici che ti augurano buona Quaresima.
Zamp family mi invia questa poesia, scritta da una anonimo padre, separato.
Ve la propongo, insieme ai miei auguri di buona Quaresima.
