martedì, 05 giugno 2007

TRE SORELLE



A Lagrimone abbiamo conosciuto tre sorelle. Ci hanno semplicemente parlato, e mica ho preso appunti. Solo che non scordo alcune delle cose che ci hanno detto. Così le scrivo, come per ricordarle.


parma lagrimone torrechiara 013

Suor Daniela, vita al monastero.

Di lei, le mani. Giovani, delicate, aggrappate alle sbarre della grata del parlatorio.

Avete fatto buon viaggio, siete stanchi?

Vi danno fastidio le sbarre?

Il monastero in cui  vi trovate è un monastero di monache Clarisse Cappuccine, che intendono vivere la regola di S. Chiara e ritornare allo stile di vita evangelico di San Francesco.

Lo ha voluto Mamma Chiara, che in realtà si chiamava Suor Chiara, ma per tutte noi è sempre stata mamma Chiara. E’ morta nel 1998.

Mamma Chiara era convinta che san Francesco avrebbe rifatto oggi quanto aveva fatto ai suoi tempi.
Per questo decise, con una parte delle sorelle del monastero di Ferrara, di dare vita ad una comunità tutta improntata alla radicalità evangelica delle origini.
Il terreno per la costruzione del monastero suor Chiara lo ebbe in beneficenza; c’è lì una foto del benefattore. Il monastero doveva essere poverissimo: niente luce elettrica, nessun impianto di riscaldamento, niente telefono, niente televisione, esclusione del denaro.
Il cantiere venne aperto nel 1968.

Ricordo che Mamma Chiara iniziò la costruzione del monastero con una caparra di 10 mila lire, che anche nel 1968 erano ben poca cosa, sufficienti solo per i primi mattoni. L’impresario che iniziò a lavorare ci confessò che credeva di doverci rimettere l’intera cifra, e che lavorava conscio di fare beneficenza a fondo perduto. Invece quando il monastero fu finito, i conti erano completamente saldati, dalle piccole offerte dei fedeli, dalle mille, dalle cinquemila, dalle diecimila lire.

La nostra comunità è oggi composta da 10 sorelle.

Quando abbiamo cominciato nell’orto c’erano solo radicchi.

Per un po’ abbiamo mangiato radicchio a colazione, radicchio a pranzo, radicchio a cena.

Poi la gente ha cominciato a conoscerci, e la Provvidenza ci ha aiutato.  Sono venuti i giorni in cui avevamo abbondanza di pomodori, e magari ci mancava lo zucchero. Abbiamo mangiato solo pomodori, o solo patate.

Oggi la gente porta al monastero molto più di quanto ci serve e così possiamo ridistribuire quello che abbiamo ai bisognosi. E’ molto più quello che distribuiamo di quanto tratteniamo per il nostro sostentamento. Dio non si lascia vincere in generosità.

Riceviamo moltissima posta, e a tutti rispondiamo. Si può dire che abbiamo contribuito a tener aperto l’uffici postale di Lagrimone, che altrimenti era destinato a sparire.

Leggiamo ogni giorno l’Osservatore Romano e Avvenire, non si può dire che non sappiamo quello che succede fuori di qui.

La nostra è una vita di preghiera. Abbiamo inteso vivere uno degli aspetti della vita di Gesù, non abbiamo la pretesa di poter vivere come lui, ci concentriamo sull’aspetto della preghiera.  Anche Gesù si ritirava spesso a pregare. Preghiamo per tutti quelli che sono fuori, ben sapendo che la nostra preghiera non sostituisce la preghiera di nessun nostro fratello: in questo momento stanno battezzando un bambino a Lagrimone, così noi preghiamo per lui e per tutti i bambini del mondo.

La nostra vita non ha nulla a che vedere con una sfida, parola che oggi va tanto di moda. Siete voi quelli chiamati a vivere controcorrente, testimoniando la vostra fede nella famiglia, immersi un mondo  che sembra opporvi soltanto ostacoli. Noi viviamo la preghiera, e spesso la viviamo nel canto. Per farlo abbiamo bisogno di ritirarci, quando serve chiudiamo le ante dietro queste sbarre e ci isoliamo. La preghiera intesa come tale occupa almeno dodici ore nella nostra giornata, poi c’è il tempo per lo studio della Parola di Dio, per rispondere alle lettere, per i lavori domestici, per i lavori di cucito. Abbiamo alcuni vescovi missionari con cui siamo in contatto e ai quali inviamo ogni tanto i paramenti sacri per le celebrazioni dei loro sacerdoti. E’ il nostro modo  di essere missionarie.

Diamo la massima importanza alla Parola di Dio e alla riflessione sulla Regola francescana. Valorizziamo l’Eucarestia: che senso ha andaRE A Messa e non sapere quale festa si celebra in quel giorno? Bisogna preparare l’Eucarestia, e prepararsi a fare comunità con chi ti sta vicino. Per nostra fortuna abbiamo sei sacerdoti che si alternano per celebrare l’Eucarestia qui ogni giorno, con grande sforzo personale. Sapete, qui ci sono quattordici parrocchie ed un unico parroco, è difficile anche per loro.

No, la mia vocazione non è stata una “chiamata” improvvisa. E’ una decisione maturata nel tempo. Mi dicevo: tutto, ma non suora. Sebbene fossi sempre stata  credente, la vita religiosa   non mi attirava. Poi la vita ti conduce a certi incontri, magari con persone che nemmeno ti conoscono, con luoghi come questo, di cui non sapevi l’esistenza. Io sono di Genova, a Genova ci sono almeno quindici monasteri di clausura. Eppure… E  si matura una riflessione che si fa decisione, sempre più consapevole.

Ora scusate, sono le tre, ci ritiriamo per la preghiera. Se volete, potete seguire la preghiera dalla cappellina, apriremo le ante per pregare insieme il salmo 30.


Quanto è grande la tua bontà, Signore!

La riservi per coloro che ti temono,

ne ricolmi chi in te si rifugia

davanti agli occhi di tutti.

Tu li nascondi al riparo del tuo volto,

lontano dagli intrighi degli uomini;

li metti al sicuro nella tua tenda,

lontano dalla rissa delle lingue.

Benedetto il Signore,

che ha fatto per me meraviglie di grazia

in una fortezza inaccessibile.

Io dicevo nel mio sgomento:

"Sono escluso dalla tua presenza".

Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera

quando a te gridavo aiuto.

Amate il Signore, voi tutti suoi santi;

il Signore protegge i suoi fedeli

e ripaga oltre misura l`orgoglioso.

Siate forti, riprendete coraggio,

o voi tutti che sperate nel Signore.

 

 parma lagrimone torrechiara 010




Suor Marta Maria incontra i bambini

Di lei, gli occhi. Vispi, come di una ragazzina.

Ciao, bambini, ciao a tutti! Quanti siete! Che belli! Che classe fate? Oh, la prima, tu la seconda, tu e tu la terza… E tu più grande? La seconda, media, certo, media. Su, chiedetemi qualcosa, dai.

Come ti chiami?

Ah, certo. È giusto, prima di tutto le presentazioni. Io mi chiamo Marta, Marta Maria. E voi? Vediamo, ditemi i vostri nomi.

Andrea,

Stefano,

Rachele (che bel nome!),

Elia,

Fabio,

Vittoria,

Pietro,

Lisa,

Federico,

Michele,

Alberto,

Giacomo, 

Silvia,

Anna.

E poi le piccole Matilde, Chiara, Marcella.

Io sono Marta ed è bellissimo il mio nome. Vi ricordate chi è la Marta che parla con Gesù nel Vangelo? Vi racconto l’episodio di Marta, che si affaccenda per le faccende di casa, così come fa la vostra mamma quando arrivano ospiti, e Maria, che invece si accoccola ai piedi di Gesù e lo stà ad ascoltare estasiata.  E Gesù rimprovera Marta, dicendole che non vale la pena di affannarsi  inutilmente, quando ti è data la possibilità di rimanere con Lui. E Marta, che è discoletta, ricambia a Gesù questo rimprovero qualche tempo dopo, in occasione della morte di suo fratello Lazzaro, dicendogli: Gesù, se tu fossi stato con noi Lazzaro non sarebbe morto. E la sua fede commuove Gesù a tal punto che il Signore chiama Lazzaro fuori dal sepolcro.

Per questo il mio nome è Marta Maria, per tenere insieme opere e fede, lavoro e preghiera.

Perchè le sbarre?

Le sbarre sono un simbolo. Lo sapete cos’è un simbolo? No? Vediamo, cosa posso dire… è come la bandiera tricolore. Uno vede la bandiera tricolore e pensa all’Italia.

Ecco uno vede le sbarre e pensa alla…

Prigione!

No, non alla prigione, alla vita ritirata, ritirata per la preghiera. Non siamo prigioniere. Se una vuole può prendere la chiave e uscire. Ma perché uscire? Qui abbiamo tutto quello di cui ci può essere bisogno.

Avete la corrente elettrica?

Non l’avevamo fino a poco tempo fa, poi l’abbiamo messa per le esigenze della cappella e del coro.

E chi la paga?

Noi non usiamo denaro. Le bollette sono  saldate dai benefattori, ma la spesa è sempre molto modesta.

Comunque, Michele, questa brutta tosse non mi piace. Vado a prenderti una caramella. Anzi ne porto una per ciascuno.

Poi andiamo a pregare. Venite in cappellina?

Cominciamo da Trinità infinita, oggi è domenica ed è la festa della Santissima Trinità, lo sapevate?

 

O Trinità infinita
Cantiamo la Tua gloria in questo vespro
Perchè nel Cristo Tu ci hai resi eterni
E i nostri cuori sono Tua dimora


Eterno senza tempo
Sorgente della vita che non muore
A Te la creazione fa ritorno
Nell'incessante flusso dell'amore


Noi Ti cantiamo o immenso
In questo breve attimo del tempo
Che annunzia il grande giorno senza fine
In cui vediamo Te vivente luce


A te la nostra lode
O Trinità dolcissima e beata
Che sempre sgorghi e sempre rifluisci
Nel quieto mare del Tuo stesso amore
Amen

 

 parma lagrimone torrechiara 036



Suor Stefania, biblista

Il sorriso. Disarmante, capace di illuminare le affermazioni più radicali.

Claudio mi ha chiesto di dirvi qualche parola di riflessione circa il discorso della montagna. Lui ha studiato con me nella scuola biblica di Gerusalemme, e capirà se ho deciso di concentrare la mia attenzione su alcuni dei versetti del capitolo 6 di Matteo.

La lucerna del corpo è l`occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire a due padroni: o odierà l`uno e amerà l`altro, o preferirà l`uno e disprezzerà l`altro: non potete servire a Dio e a mammona. Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un`ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l`erba del campo, che oggi c`è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

 

La lucerna è il punto di vista, dà la prospettiva. La prospettiva permette un corretto giudizio, aiuta a discernere buio dalla luce, il bene dal male. Impone di schierarsi di non rimanere passivi, di scegliere.

Scegliere tra due padroni. Perché la cosa più assurda è pensare di non avere padroni. E allora la scelta si riduce a Dio o potere. Noi abbiamo deciso di non contare. Non vogliamo contare. Vogliamo essere insignificanti, come lo sono molte altre persone, che però non lo scelgono. Per noi è una scelta, precisa e consapevole, quella di essere ultimi. La sconfitta agli occhi del mondo è da rivalutare, quasi come un obiettivo da porsi. La Provvidenza è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, per il resto la vita stessa ci potrebbe essere richiesta in qualunque momento. Cerchiamo il regno di Dio e la sua giustizia. Questo è il cuore del brano, torna la scelta tra Dio e il potere, questa è la decisione da prendere. E non affannatevi, guardatevi negli occhi, la fede la si riceve per contagio diretto, da persona a persona. Va così da sempre. Le adunate oceaniche sì, possono infatuare, ma la scintilla che lì si accende va coltivata, difesa, fatta crescere a quattrocchi. Pensate alle chiese medievali, alla cattedrale di Chartes, che ho da poco visitato: chiese edificate da comunità che non avevano praticamente di che vivere, eppure si privavano del necessario per contribuire alla casa del Signore. Magari quelle stesse chiese oggi non sono più adatte alle celebrazioni, magari risultano dispersive, ma testimoniano una fede che si fa viva.

 

 

 

postato da: vinoemirra alle ore 20:23 | link | commenti (3)
categorie: preghiera

Commenti
#1   10 Maggio 2008 - 20:40
 
GLORIA E FABIO. VOLTI E STUPORE (LIVE IN CALDIERO)

[..] Una bella testimonianza di amicizia dal blog Vino e Mirra. Accogliere la bellezza, nelle sue svariate forme, ricostruisce il cuore degli uomini. Un grazie a Vino e Mirra, a Fabio Cavallari e a suor Maria Gloria Riva.   Suor Maria Gloria Riva... [..]
utente anonimo

#2   10 Maggio 2008 - 20:46
 
GLORIA E FABIO. VOLTI E STUPORE (LIVE IN CALDIERO)

[..] Una bella testimonianza di amicizia dal blog Vino e Mirra. Accogliere la bellezza, nelle sue svariate forme, ricostruisce il cuore degli uomini. Un grazie a Vino e Mirra, a Fabio Cavallari e a suor Maria Gloria Riva. Suor Maria Gloria Riv [..]
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#3   11 Maggio 2008 - 18:44
 
"Volti e stupore" e i miei cari amici

[..] Quale miglior omaggio ai miei due amici, Suor Maria Gloria Riva e Fabio Cavallari, di questo che ha scritto un altro carissimo amico, autore del blog Vino e Mirra? Suor Maria Gloria Riva Un sorriso abbagliante. Ma non unico. Un sorriso cos&igrav [..]
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"...e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma Egli non ne prese." (Mc 15,23). Vino e mirra. L'anestetico che Gesù non volle bere, prima di donare il suo sangue redentore. Vinoemirra. Un anestesista di fama condominiale, di fede cristiana cattolica, certo non tanta da spostare le montagne, ma forse sufficiente a tirare qualche sassolino nello stagno della bioetica. Vorrò parlare di vita ("vino"), di morte ("mirra"), di anestesia delle coscienze (vinoemirra), e altre futilità. Lo farò per come ne sarò capace, senza pretendere di essere esaustivo nè aggiornato, e confidando nell'aiuto di Maria Ausiliatrice. Bruno Dal Corso

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