venerdì, 18 luglio 2008

In prigione, in prigione









"In  galera! In galera deve andare!"

Così tuonava dai microfoni di Radio 1 il rappresentante sindacale CGIL, spalleggiato dalla infervorata conduttrice della trasmissione “Istruzioni per l’uso” Emanuela Falcetti. 

Ma sì, in galera deve andare questo anestesista del Niguarda che ha negato un antidolorifico a una paziente operata per interruzione di gravidanza alla 21° settimana. 

Ha sbagliato, opponendo a una legittima richiesta di analgesici per il dolore postoperatorio una clausola di coscienza che la legge non prevede proprio. E nemmeno  il buon senso, a dirla tutta.

La legge parla chiaro, non servono altri codici di comportamento o comitati etici: Legge 194/78 art 9:

L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attivita’ ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attivita’ specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento.

E ci mancherebbe.

L’anestesista ha sbagliato. Deve pagare. In galera.  E buttiamo la chiave.

Poi chiediamoci:

perché hanno chiesto l’analgesico a lui? Il suo collega, responsabile dell’anestesia durante l’intervento chirurgico, ed evidentemente non obiettore, dov’era? Non ha prevenuto l’insorgenza di dolore al risveglio? Non lo ha trattato?
Non ha prescritto adeguata analgesia per il periodo postoperatorio in reparto, come routinariamente si fa? No? In galera anche lui.

La paziente dopo l’intervento era in reparto di ostetricia, del quale è responsabile un medico ginecologo di guardia.  Non poteva prescrivere questo medico la terapia analgesica del caso? Anche questa è routine. Si chiama forse un anestesista a trattare ogni dolore postoperatorio?

E’ stata somministrata morfina, infine, con buon esito.

E’ un farmaco di comune utilizzo nel postoperatorio, somministrabile da qualunque medico laureato. Non serve uno specialista in terapia antalgica, basta uno specializzando. Checchè ne dica Repubblica (“la somministrazione compete appunto a un anestesista.”)

Se proprio vogliamo discuterne, la morfina non è nemmeno farmaco di prima scelta per questo tipo di dolore postoperatorio. Ci sono i FANS, ci sono oppioidi minori, ci sono diffusissime tecniche di analgesia postoperatoria controllate dagli stessi pazienti. 

Perché il medico di guardia non ha somministrato alcuna di queste terapie (morfina compresa, ripeto)?

In galera!


Commenti
#1   25 Luglio 2008 - 07:35
 
Queste tue riflessioni dan da pensare che anche sul dolore di una donna si approfitti per strumentalizzare, per mettere in atto la solita caccia alle streghe nascondendo la verità.
Grazie!
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"...e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma Egli non ne prese." (Mc 15,23). Vino e mirra. L'anestetico che Gesù non volle bere, prima di donare il suo sangue redentore. Vinoemirra. Un anestesista di fama condominiale, di fede cristiana cattolica, certo non tanta da spostare le montagne, ma forse sufficiente a tirare qualche sassolino nello stagno della bioetica. Vorrò parlare di vita ("vino"), di morte ("mirra"), di anestesia delle coscienze (vinoemirra), e altre futilità. Lo farò per come ne sarò capace, senza pretendere di essere esaustivo nè aggiornato, e confidando nell'aiuto di Maria Ausiliatrice. Bruno Dal Corso

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