venerdì, 09 maggio 2008

Gloria e Fabio. Volti e stupore (live in Caldiero)













Suor Maria Gloria Riva

Un sorriso abbagliante. Ma non unico.

Un sorriso così l'ho già visto, qui

Sarà un caso?

Non mi sono trattenuto. Le ho dato un pizzicotto su una guancia. Quasi per portare quel sorriso a casa con me. E vi assicuro che un po' ci sono riuscito.

E' monaca di clausura, temporaneamente “in libera uscita”. Fà teologia per immagini. Nel senso che è capace di farti vedere nella bellezza dell'immagine artistica, sacra o meno, il riflesso del Trascendente.



Fabio Cavallari

Uno che ti guarda negli occhi. Gli occhi di un uomo libero, innamorato della sua libertà (“che finisce lì dove comincia la tua”). Libertà di guardare la realtà senza le lenti dell'ideologia.

Un non credente, uno di sinistra, che vota Bertinotti al Senato e appoggia la lista pazza di Ferrara alla Camera, perchè difende la “sacralità” della vita.

Gli stringi la mano e pensi: anch'io potrei essere come te, di sinistra. Se non fosse che la sinistra sui temi etici è diventata radicale, cioè pannelliana. Difende la forza dell'io, reprime il gemito del tu, piccolo, malato, indifeso che sia. Tu, Fabio, sei a sinistra, “la sinistra” è altrove.

Arrossisco e penso: anch'io potrei essere non credente. Statisticamente converrebbe. Ma Gesù? Dove lo metto Gesù?


Volti e stupore:

il libro è la sintesi di un incontro tra questi due cuori, così diversi e così uguali.

Fabio racconta storie alla De Andrè, di ultimi, oppressi, di persone normali considerate diverse, di persone diverse considerate normali.

Maria Gloria illustra ognuna di queste storie con una immagine artistica, analizzata con gli occhi critici della fede.

Il racconto di Fabio potrebbe fermarsi lì, alla riflessione acuta ed amara sulle sfaccettature della realtà sociale. I giornali oggi grondano storie di questo tipo. Belle e asciutte da far sete.

L'analisi artistica di Suor Gloria di per sé saprebbe emozionare, solleticare il mio pigro intelletto, così abituato a guardare senza vedere.

Ma l'emozione è per sua stessa natura passeggera. Acqua su un vetro.

La religione delle emozioni va magari di moda ma non mi basta.

Per diventare affetto deve incarnarsi.


Per questo il connubio di questi due sguardi sulla realtà è efficace.

La realtà ti interroga su Dio, e la bellezza di Dio è tale solo se si fa carne.

Farsi carne è doloroso, è difficile. Ah, se potessi mangiare un'idea, direbbe il mitico G. 

Suor Gloria rientrerà in clausura; questa profondità di riflessione mistica sulla vita e sull'arte, fuori, non esiste.

Fabio è relegato in un angolino dai suoi compagni (cum-panis). Nemmeno per lui sarà facile testimoniare che le foglie sono verdi in primavera a chi ha messo lenti a contatto rosse.


Del resto, la stessa croce di Cristo ha due braccia, una orizzontale, aperta alla realtà, una verticale, tesa verso il Cielo, lo Spirito, l'Assoluto. Gesù c'è inchiodato sopra. E resiste alla tentazione di scendere da quella croce, di distinguere i due piani.


In analoghe circostanze suor Gloria ha parlato della balena, che ha due occhi ma vede o dall’uno o dall’altro, e pertanto non riesce a vedere la realtà perché le manca la visione d’insieme; dalla diversità di vedute è possibile uno sguardo unico. 

Lo sguardo dell'affetto che supera l'emozione, lo sguardo dell'empatia che va oltre la simpatia, lo sguardo di Gesù che dice no, non scendo dalla croce.


P.S.

Vale la pena di dimenticare tutto quello che ho detto io e concentrarsi sulla lettura di un capitolo di questo libro.

Ce lo offre Magdi Cristiano Allam, che cura anche la prefazione del volume.

Qui la storia di Michela, raccontata da Fabio. 

Qui l'immagine che Suor Gloria sceglie per commentarla. 



postato da: vinoemirra alle ore 10:01 | link | commenti (9)
categorie: recensioni, media, segnalèscion
mercoledì, 14 novembre 2007

Libri e strade

Grandi lettori, gli anestesisti. Basterebbero i miei (pochi) colleghi per finanziare una libreria del centro.
Certo, ci sono vantaggi e svantaggi.
Informazioni aggiornate sulle novità editoriali. Anche letture ricercate, mica solo “La casta” o l’ultimo Marco Travaglio
Leggi “Il paese delle amanti giocose”, prendi “L’uomo dei cerchi azzurri”… de gustibus.
Risparmio, pure, perché la complicità fra viziosi è un classico.
Vuoi leggere “La masseria delle allodole”?. Chiedi e ti sarà dato. Ne circolano due copie…
Recensioni “tranchant”, se uno si fida.
Punti a Ken Follettper riassaporare le atmosfere dei “Pilastri della terra”? Lascia perdere. Già letto. Niente a che vedere.
Epperò.
Tempo. I libri chiedono tempo. Mica son filmetti, due ore e li dimentichi. Il libro che leggi diventa parte di te, se gli dai tempo.
Ansia. Non li posso leggere tutti, dannazione. Questo me lo perdo di sicuro. Questo l’ho messo lì da tre mesi. Lo guardo ogni tanto e mi coglie il rimorso. Quando? Quando mi aprirai?
Pizzico di orgoglio. Mica posso rimanere al palo. O vivere di rendita. No. Devo anticipare, prevenire, proporre per primo. Già. Ma cosa? Qui storcono il naso quando squaderno Mondo Piccolo – Tutto don Camillo. E ho un bel da dire che sono racconti stupendi, grondanti umanità. Che non riesco a finirne uno senza ridere e senza inumidire il ciglio.
Non faccio proseliti. Peggio per loro.
Allora ripiego, per così dire. Cambio genere, mi butto. Colgo l’appassionato consiglio di un amico di mail e mi procuro La strada di Cormac Mc Carthy.
La fascetta di copertina strilla che ha venduto oltre un milione di copie negli USA. Premio Pulitzer 2007.
L’autore di “Non è un paese per vecchi”, che qui, ovviamente, han già letto e, pare, molto apprezzato.
La strada. Un incipit che è tutto un programma.
Mi ci ficco con convinzione. E sono pagine che ti prendono a pugni.
Il mondo dopo l’atomica, tutto è morte, cenere, distruzione, rovina. Cerco di convincermi che da qualche parte, sotto il cielo plumbeo e negli anfratti delle lunghe notti spazzate da venti gelidi, c’è Mad Max. E invece no.
Ci sono padre e figlio. Senza nome. Tu e lui. Sopravvissuti all’ecatombe. Lei, la mamma, non c’è. Incapace di condividere l’orrore, ha preferito la morte. Spingono verso sud, verso la speranza disperata di un oceano blu, un carrello da supermercato, con le poche vettovaglie che riescono fortunosamente a recuperare. Il carrello dei loro “valori”. Scatolette arrugginite di fagioli. Una coca cola. Una pistola e una sola pallottola. Un tesoro sufficiente a scatenare la caccia degli altri sopravvissuti, deturpati dalla fame, unico motore del mondo, disposti a tutto, a uccidere, per sbranarti.
Cos’è rimasto? Il loro amore, così tenero, fatto di frasi senza virgolette, come in una comunicazione extrasensoriale. Il “fuoco”, che il bambino porta dentro, una innocenza che non vuole soccombere, una scintilla di speranza che non si spegne nemmeno di fronte all’abbrutimento più bieco. Noi siamo i buoni, vero? - ripete il bambino – noi non mangiamo la gente.
Alcune pagine ancora mi turbano il sonno.
Pagine che scorticano la coscienza, spinta ad esplorare le frontiere di una umanità senza più limiti morali, dove homo homini lupus.
Il futuro?
postato da: vinoemirra alle ore 10:25 | link | commenti (6)
categorie: recensioni

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"...e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma Egli non ne prese." (Mc 15,23). Vino e mirra. L'anestetico che Gesù non volle bere, prima di donare il suo sangue redentore. Vinoemirra. Un anestesista di fama condominiale, di fede cristiana cattolica, certo non tanta da spostare le montagne, ma forse sufficiente a tirare qualche sassolino nello stagno della bioetica. Vorrò parlare di vita ("vino"), di morte ("mirra"), di anestesia delle coscienze (vinoemirra), e altre futilità. Lo farò per come ne sarò capace, senza pretendere di essere esaustivo nè aggiornato, e confidando nell'aiuto di Maria Ausiliatrice. Bruno Dal Corso

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